Ragioni per cantare
Quando avevo tredici anni, la scuola richiese che tutti gli alunni partecipassero a quattro corsi diversi, tra cui economia domestica, arte, coro e intaglio del legno. In occasione del primo giorno di coro, l’insegnante ci chiamò a turno al pianoforte per ascoltare le nostre voci e suddividerci in gruppi. Quando toccò a me, cantai le note più volte. Ma l’insegnante non mi indicò un gruppo a cui aggregarmi: al contrario, dopo vari tentativi mi inviò all’ufficio scolastico perché fossi assegnata ad un corso diverso. Da quel momento in poi, ho sempre pensato che sarebbe stato meglio non cantare affatto, mai ad alta voce.
Quello che vogliamo sentire
Noi esseri umani tendiamo a cercare informazioni a sostegno di un’opinione che già abbiamo. Le ricerche dimostrano che ricerchiamo conferme alle nostre ipotesi due volte di più rispetto a opinioni contrarie. Quando siamo così concentrati sul nostro modo di vedere le cose, tendiamo purtroppo a non confrontarci con idee diverse.
Quelle due lettere
Di indole pessimista, tendo a saltare a conclusioni negative su come si svilupperanno le cose nella mia vita. Se sono in difficoltà su un progetto lavorativo, facilmente mi ritrovo a convincermi che tanto, nel mio caso, nessun progetto avrà mai successo. Come—per cambiare completamente argomento—non riuscirò mai a toccarmi le punte dei piedi con le mani. E poi, ahimè, sono una madre terribile che non ne fa una giusta. Sentirmi sconfitta in un’area della mia vita finisce per condizionare, senza motivo, i miei sentimenti anche in tutto il resto.
Istruzioni dirette
La mia secondogenita non vedeva l’ora di poter dormire nel “letto dei grandi” in camera con sua sorella. Ogni notte rimboccavo le coperte a Britta, raccomandandole però di non alzarsi di notte oppure avrei dovuto riportarla nella sua culla. Notte dopo notte, invece, la ritrovavo in corridoio. A quel punto dovevo riportare la piccola e scoraggiata Britta nella sua culla di là. Anni dopo ho scoperto la verità: sua sorella maggiore, tutt’altro che entusiasta di averla in camera sua, ogni sera ripeteva a Britta che io la stavo chiamando. Britta credeva alle parole di sua sorella, veniva a cercarmi e finiva di nuovo nella culla.
Misericordia e giudizio
Quando i miei figli bisticciavano, dopo venivano da me per lamentarsi del fratello. Allora io ascoltavo la versione di entrambi separatamente. Siccome erano sempre colpevoli entrambi, alla fine chiedevo a ciascuno di loro quale pensava potesse essere una punizione adeguata per il fratello. Solitamente, erano entrambi molto severi nel giudizio. Con loro sorpresa, io davo a ognuno di loro il castigo che aveva proposto per il fratello. E alla fine si ritrovavano a lamentarsi di quanto fosse “ingiusta” la punizione che avevano ricevuto, nonostante a loro fosse sembrata appropriata quando la immaginavano per l’altro.
Squadra di ricognizione
Recentemente, un’amica si è trasferita a più di 1,600 km da casa. Lei e suo marito hanno deciso insieme di traslocare nell’arco di poco tempo: lui avrebbe cercato una nuova casa, mentre lei avrebbe impacchettato tutte le loro cose. Fui sorpresa del fatto che lei fosse serena all’idea di lasciar scegliere al marito il quartiere e la casa in cui vivere, e le domandai come riuscisse a delegare una cosa tanto importante. Lei ammise che non era facile, ma disse anche che si fidava di suo marito. Dopo molti anni trascorsi insieme, lei era certa che lui conoscesse le sue preferenze e i suoi bisogni.
Cosa c’è dentro?
“Vuoi vedere cosa c’è all’interno?” mi chiese la mia amica. Le avevo appena fatto i complimenti per la bambola di pezza che sua figlia teneva tra le sue manine. Curiosa, replicai che mi sarebbe veramente piaciuto scoprire cosa c’era dentro. La mia amica mise la bambola a testa in giù e aprì una zip che era stata cucita sulla schiena della bambola. Dall’interno della bambola di pezza, Emily tirò fuori delicatamente il suo tesoro: la bambola di pezza che lei stessa aveva amato e tenuto per anni durante la sua infanzia, più di due decenni prima! La bambola “esterna” non era che un guscio senza la parte interna che le desse sostegno e forma.
Ricominciare
Passate le festività di dicembre, i miei pensieri iniziano a rivolgersi all’anno nuovo. Quando i bambini riprendono la scuola e i ritmi quotidiani sono più tranquilli, mi trovo a riflettere sull’anno appena passato: dove mi ha portato? E dove spero mi porterà l’anno nuovo? A volte queste riflessioni sono dolorose e mi rammarico degli errori che ho commesso. Eppure la prospettiva di un anno tutto da vivere mi riempie di nuova speranza e aspettative. È come se avessi l’opportunità di ricominciare da zero, non importa ciò che è successo in passato.
Uova e pancetta
Nella favola del pollo e del maiale, i due animali discutono se aprire insieme un ristorante. Parlando del menu, il pollo suggerisce di servire uova e pancetta. Ma subito il maiale obietta: “No grazie. Io sarei completamente coinvolto, mentre tu saresti solo interessato!”